Prepararsi… per il successo finale!

20 mag

Ho trovato un lavoro ! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta!

Puntata 9

E poi un bel giorno, finalmente succede. Succede che si trovi un bell’annuncio, direttamente pubblicato sul sito dell’azienda stessa, succede che si risponda e che finalmente si venga chiamate e si abbia questa possibilità.

Quando finalmente dopo tante attese arriviamo al colloquio con un’azienda, oltre a essere galvanizzate, è utile non dare mai nulla per scontato. Per me ha voluto dire quasi rimettersi a studiare. Ho iniziato a leggere quanto più potevo sull’azienda che stavo per visitare, anche eventualmente le cose negative, che mi aiutassero a capire.

1. Mi interessa o no lavorare lì?

Per esempio non ho più proseguito il cammino con un’azienda dopo aver letto in rete moltissimi commenti negativi e addirittura l’apertura di un procedimento legale. Magari l’azienda risolverà il problema e ne uscirà vincente, ma preferivo non infilarmi in una situazione già compromessa.

Ormai ogni azienda ha un sito web, e quanto più l’azienda sarà strutturata, tanto più troveremo informazioni sui suoi cosiddetti valori o sulla mission; leggere queste parti è molto utile per capire se

2. Noi stessi siamo adatti a quest’azienda?

Se per esempio l’azienda promuove uno stile di vita nel quale non ci riconosciamo, è importante capirlo, perché fra queste mura poi ci dovremo passare molte ore per cinque giorni alla settimana. Prendendo poi il mio caso specifico, leggendo proprio la parte sui valori, ho iniziato a prendermi degli appunti, pensando a come e quando nella mia carriera avevo dato prova di questi valori in particolare. Se si tratta di un’azienda multinazionale, andiamo a visitare anche le pagine della casa madre, per avere una visione più globale della cosa. C’era un articolo molto interessante a riguardo su Secretary MAG di inizio dicembre e mi ci sono molto riconosciuta.

prendere appunti

Informarsi sempre su chi si incontrerà e, se necessario, prendere appunti

3. Chi incontreremo?

Io sono stata fortunata, ho ricevuto dall’azienda stessa, qualche giorno prima dei vari colloqui, i nominativi di chi mi avrebbe incontrato; naturalmente ho cercato in rete chi fossero queste persone, di cosa si occupassero, del resto loro sapevano chi fossi io, anche io volevo partire dallo stesso punto! Ho letto articoli e interviste ai fondatori dell’azienda stessa, scoprendo per esempio, l’importanza per loro della parola scritta; ho cercato allora di curare il più possibile le mail che ci siamo scambiati e di fronte alla richiesta di presentare anche un testo scritto ci ho lavorato meglio che potevo, rileggendolo e sistemandolo più volte. Il 65% di tutto si è svolto in inglese: anche in questo caso ho cercato di non dare nulla per scontato, utilizzando tutti gli strumenti in mio potere per non fare errori, soprattutto nel testo scritto. Mi sono esercitata a casa (mentre cucinavo, mentre rifacevo il letto…) a fare discorsi in inglese che parlassero di me, delle mie esperienze, delle aziende nelle quali avevo lavorato ecc.

Non voglio sembrare presuntuosa: sto cercando di spiegare che nonostante noi siamo brave, in gamba e abbiamo un sacco di qualità, quello che deve emergere è che siamo le persone migliori per quel posto di lavoro, e quindi ..

4) Abbiamo il dovere di prepararci al meglio a questo appuntamento

5) Essere Onesti

L’altra cosa che secondo me paga sempre, è banale dirlo, è l’onestà. Mentire sulla perfetta conoscenza di un programma, o sul livello di una lingua straniera, non è mai saggio, e questo è tanto più valido quanto più l’azienda sarà seria e strutturata. In tutti i colloqui che ho sostenuto nella vita sono dovuta passare dall’italiano all’inglese senza “preavviso”, e in due o tre occasioni ho sostenuto colloqui con stranieri, con pronunce anche un po’ ardue da capire…Sarebbe stato imbarazzante non sapere l’inglese veramente in quelle situazioni.

Infine, bisogna cercare per quanto possibile, di sorridere sempre e presentarsi aperte, educate e cordiali. Anche questo sembra una sciocchezza, ma non lo è, soprattutto se ci si trova di fronte a un colloquio che magari aspettavamo da mesi e al quale arriviamo nervose e senza più fiducia. Mi è capitato di essere “dall’altra parte” e di accogliere persone che arrivavano per un colloquio per un posto di stagista; beh so che non ci crederete, ma c’erano persone che arrivavano, nemmeno salutavano e nemmeno ricordavano il nome della persona che dovevano incontrare…  “Sono tizio caio, devo vedere il signor…aspetti eh… il signor….”.  Tutto questo, purtroppo, non garantisce un buon esito del processo di selezione.

colloquio

Cordiali, educate, aperte e con il SORRISO!

Prima di essere licenziata avevo sostenuto tre colloqui fantastici, in un posto stupendo dove avrei voluto tantissimo andare a lavorare. Quando la selezionatrice mi chiamò per dirmi che avevano scelto un’altra persona, mi disse: “Lei ci era piaciuta molto, ha un curriculum buonissimo e si presenta benissimo, non si preoccupi che troverà presto un’altra occasione…”. Consola poco, devo dire, soprattutto in quel frangente… Ma il punto è che se anche voi sarete al 100%, e il vostro CV sarà fantastico, e vi presenterete al meglio, ci potrà sempre essere una candidata migliore di voi, o con una migliore preparazione, o ci saranno delle dinamiche difficilmente controllabili da parte vostra. Ma se essere preparate non garantisce il successo, non esserlo porterà certamente a un buco nell’acqua.

Ecco, ho terminato questo percorso.

Quest’ultimo episodio è stato davvero l’ultimo della mia vita da disoccupata, visto che poi è andato tutto bene e ho firmato un contratto con l’azienda per la quale attualmente lavoro. Ogni volta che al telegiornale sento parlare di disoccupati o disoccupazione, io nonostante ora ne sia uscita, sento ancora un peso sul cuore. Mi sento vicina a tutti quelli in questa situazione, so cosa vuol dire, e in un certo senso, qualcosa di questa esperienza credo mi rimarrà sempre attaccata.  Se penso a quanti incompetenti occupano posizioni anche importanti, e a quante persone in gamba invece sono a casa, mi viene il magone…

Io non auguro a nessuno di vivere questa esperienza, ma auguro a tutti coloro che invece purtroppo verranno coinvolti, di risolvere tutto presto e bene e spero, di aver dato qualche utile consiglio e qualche  piccolo segnale di incoraggiamento.

A tutte, davvero BUON LAVORO.

Ilaria

the-end

“The end is just a new beginning”
Non perdetevi il nuovo inizio di Ilaria al Secretary Day di Milano!

 

Una nuova quotidianità

10 mag

Ho trovato un lavoro ! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta!

Puntata 8

Per quattordici anni di fila la mia routine è stata alzarmi, prepararmi e andare al lavoro; poi lavorare quasi sempre a mezz’ora-un’ora da casa e, finito il lavoro, tornare a casa, dedicarmi alle mie persone, alle mie cose, agli hobby, ecc. Potrebbe sembrare un panorama  triste e monotono, ma a me piace, mi è sempre piaciuto. A me piace fare colazione scegliendo ogni giorno qualcosa di diverso da mangiare, mi piace occuparmi del mio guardaroba, scegliere gli accessori, il make up, e poi uscire e prendere la metro, leggere il mio libro, ecc.

Di colpo tutto questo non è stato più necessario. Leggevo degli articoli di giornale che raccontavano che in Giappone la crisi economica è arrivata come un fulmine, per un popolo per cui il lavoro è sempre stato una parte fondamentale dell’esistenza; molte persone licenziate non avevano il coraggio di raccontare ai propri familiari della nuova situazione e non sapevano come affrontare le loro giornate e, quindi, continuavano a uscire di casa, prendere il treno e restare fuori casa per dieci ore, per poi rientrare come se stessero ancora lavorando. È stato difficile per me capire cosa fare delle mie giornate, ma è stato facile e immediato capire cosa NON volessi farne. La mia amica Ilaria mi raccontava di una sua amica licenziata che ha passato un mese a piangere sul divano: ecco, questo era quel che non volevo fare, questo è quello che non si deve fare!

E’ ora di REAGIRE

Quindi, no al divano e no alle vaschette di gelato mangiate insieme alle lacrime… Come ho detto fin dall’inizio, questo è ciò che ha funzionato per me e ognuno di noi può trovare altre modalità. Ma mi sento di dire che sia abbastanza valida per tutti la regola che mettersi in un angolo a deprimersi non porta a nulla di buono. Sicuramente sono una persona abbastanza abitudinaria per certe cose, e quindi avevo bisogno di trovare delle nuove abitudini per non ritrovarmi nella dinamica suddetta….

In genere io dormo poco, poche ore per notte, tendo ad andare a dormire tardi (diciamo intorno a mezzanotte) ma a svegliarmi sempre abbastanza presto. Quindi ho deciso che una prima regola che volevo darmi era di non alzarmi mai oltre le 08,15. Poi, seconda regola, mai rimanere in casa in pigiama; non giro con il tacco 12 facendo i mestieri, ma una tuta o un paio di jeans sono sempre meglio del pigiama! Terza regola: uscire di casa almeno una volta al giorno, fosse per la spesa, andare in posta, una commissione, o anche solo per fare una passeggiata.

Naturalmente occorre far conciliare tutto questo, per esempio, con il fatto di avere entrate limitate o nulle: difficile che ci si possa dare a hobby come il collezionare opere d’arte…e a questo proposito, apro una parentesi per dire che possiamo fare nostri dei comportamenti virtuosi che ci aiutino a risparmiare: per esempio, anche se siamo a casa, facciamo comunque andare la lavatrice dopo le 19, oppure se abbiamo la lavastoviglie comunque aspettiamo il pieno carico; io che sono la lavastoviglie, perché non ce l‘ho, ho adottato lo stesso principio, lavando i piatti solo dopo cena, in modo da usare acqua e detersivo una volta sola, e così via.

Tornando alle possibilità che possiamo sfruttare, la rete è stato per me uno strumento fondamentale. Anche per chi, come me, non ha una connessione fissa a casa, adesso ci sono chiavette internet un po’ di tutti i tipi, quella che uso io per esempio costa 10 euro al mese circa; soprattutto possiamo approfittare di tutta una serie di situazioni che le nostre città ci mettono a disposizione. Ovviamente ognuno deve riferirsi alla sua città e provincia, posso dire per esempio cosa succede dove vivo io. Io sono fortunata, possiedo alcuni strumenti abbastanza elitari (smartphone e tablet, entrambi regalatimi peraltro) ma ci sono strumenti che sono alla portata di tutti.

Le biblioteche: a parte approfittare di libri, cd e dvd a costo zero (io ne consumo in gran quantità, da molto prima del mio licenziamento), molto spesso ormai nelle biblioteche ci sono postazioni con pc e internet che si possono utilizzare per un certo numero di ore gratuitamente, e spesso c’è una connessione wi-fi, per cui se avete la fortuna di avere uno smartphone o un tablet potete fare le vostre ricerche in un ambiente diverso dal vostro solito. Fra l’altro proprio in biblioteca potete trovare anche testi che riportano indirizzi e consigli su come cercare un lavoro, e le biblioteche di solito sono piene di volantini e dépliant sulle iniziative culturali della vostra città, o sui corsi anche gratuiti che si possono fare.  Sempre in biblioteca ci sono i quotidiani, che potete sempre consultare sia per gli annunci che per continuare a rimanere aggiornati sui trend del mercato, sulle aziende che possono interessarvi, su mostre gratis, su giornate in cui magari si spende meno ecc.

A Milano ad esempio ci sono le rassegne di film usciti durante l’anno, che vengono riproposti in orari pomeridiani di cui in questa fase possiamo godere e che costano solo € 2,50! ( i mitici “rivediamoli”!). Perché ogni tanto è anche importante concedersi qualcosa di carino per noi…Ora dico per dire, possiamo comprare un tappetino che costa pochi euro e stabilire un programma di esercizi da fare a casa tutti i giorni.Oppure accendete il vostro pc e magari dedicate un po’ di tempo a “smanettare” in quei programmi che possono essere arrugginiti: io non usavo power point da un po’ di tempo, e mi sono divertita a inventarmi delle presentazioni inserendo grafici, effetti, ecc. solo per togliere un po’ di ruggine dai miei meccanismi mentali. 

Camaleonte

Adattarsi alle situazioni è sinonimo di forza!

Le più dotate di noi devono poi assolutamente approfittare di questo periodo per fare dei loro doni qualcosa di speciale e gratificante, non solo emotivamente: vi faccio l’esempio delle mie amiche Giorgia e Roberta. Giorgia, che è una visual merchandiser e, fra le altre cose, disegna e produce gioielli; non è ancora una cosa che le permetta di rinunciare a uno stipendio fisso, ma è davvero molto brava e fa delle cose originali. Dedica a questo molto tempo e molta cura, e ogni volta che può cerca di esporre le sue cose, aggiorna il suo sito web, ecc. Se avete qualsiasi tipo di talento, sfruttatelo, anche solo con il passaparola fra gli amici.

La mia amica Roberta invece è un’appassionata di cucina e di fotografia di cucina; ha creato un suo blog, inizialmente era solo un passatempo, ma adesso sta diventando qualcosa di più. Anche in questo caso non è la sua principale fonte di sostentamento, ma indubbiamente le dà molta gioia e le dà la possibilità di creare qualcosa che sia solo suo. Poi da questo stanno nascendo piccole cose, progetti con altre persone, anche con una importante azienda alimentare, e chissà che da questo non escano operazioni poi più redditizie.

Io non ho queste capacità, però ne ho altre, quindi ad esempio con un massiccio passaparola (e qui torniamo al fatto di essere PR di noi stesse) ho effettuato diverse traduzioni, che ho fatto bene e rapidamente, guadagnando qualcosina che per esempio mi ha permesso di potermi iscrivere ancora ai miei corsi di danza, anche quest’anno. Chi ha fatto il nostro lavoro, e soprattutto per tanto tempo, ha SICURAMENTE delle doti, delle capacità: scopritele e mettetele a frutto anche in questo periodo, anzi soprattutto adesso. Sono sempre di più le persone che conosco che, rimaste senza lavoro, si stanno reinventando seguendo le loro passioni e capacità. Non può funzionare per tutte, ma per tutte deve funzionare lo stesso atteggiamento mentale.

cambiamento

Cambiare reinventandosi

Infine, non mi stancherò mai di dirlo (e mi rimprovero da sola quando non ci riesco, o mi impigrisco o mi intristisco): state in mezzo alla gente, uscite. Quasi tutte noi abbiamo un’amica in maternità che è a casa, approfittiamo per andarla a trovare con l’agio che prima non potevamo avere. Magari non tutte, ma molte di noi avranno amici che fanno dei lavori atipici e magari lavorano da casa e, di solito, siamo costrette a risicare un’uscita il sabato o la domenica incastrandoci fra mille cose: è bello anche uscire un mercoledì pomeriggio e scambiare due parole in tranquillità… Io un po’ ridendo e un po’ no, ho istituito le colazioni delle desperate housewives …purtroppo sono tante le persone a me vicine che per un motivo o per l’altro sono rimaste a casa a fare le casalinghe disperate (sforzandosi però di non farlo!!): è diventata un’abitudine per noi ogni due, tre settimane, incontrarci e prendersi un caffè in un bar carino, o anche invitando a casa propria, per scambiarsi idee, consigli, raccomandazioni su dove cercare, o perché no, dare vita a un progetto diverso come quelli che vi ho raccontato prima.  

Proprio durante una di queste colazioni con Federica, ho iniziato a pensare di scrivere tutto quello che mi stava succedendo, sperando che potesse essere di aiuto a chi disgraziatamente si fosse trovato in questa situazione… 

Si impara: ad andare oltre, a essere creativi, a sviluppare la curiosità, a risparmiare

Inadeguata 3

30 apr

Ho trovato un lavoro ! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta!

Puntata 7

Come avevo anticipato, purtroppo, il post relativo a questo argomento sarebbe stato piuttosto denso di contenuti…Ma con questo la finiamo! Ne ho già in parte scritto nel capitolo intitolato “I giorni dopo”, ma le cose da dire sono talmente tante che ritengo sia giusto approfondire.

 Quando si viene licenziati, per poter usufruire del sussidio di disoccupazione e per essere inserite nelle liste di mobilità, ci si rivolge ai Centri per l’Impiego. Non conosco la situazione al di là della mia zona, quindi non so se in tutta Italia ci sia una simile organizzazione, ma sicuramente l’INPS non fa partire nessuna pratica di sussidio se il vostro licenziamento o la vostra disoccupazione non sono stati in qualche modo “testimoniati”.  

Con l’aiuto di un operatore:

  • si compila una modulistica
  • si allegano i documenti del licenziamento
  • si inseriscono i propri dati in un portale
  • si segnalano le posizioni lavorative di nostro interesse o competenza
  • dopodiché si possono cercare le posizioni aperte sul sito della Provincia e della Regione

 Già in questa prima fase mi sono resa conto che per quello che riguarda le assistenti di alta direzione, almeno in Lombardia, gli annunci sono scarsi. Si cercano molte figure dell’IT, molte di contabilità e molte figure di operai e manovalanza in genere.

Non mi fraintendete, non sto giudicando chi fa questo lavoro bollandolo come inferiore, sto solo registrando che per chi fa l’assistente di direzione, lo strumento non offre moltissimo. Tuttavia la carta rilasciata dal Centro per l’Impiego è indispensabile per ottenere il sussidio, quindi occorre rivolgersi a loro. Ma l’inadeguatezza del sistema è evidente. A convincermi ulteriormente è stata l’esperienza dell’inserimento nel cosiddetto progetto “Dote lavoro – riqualificazione e ricollocazione”.

centro per l'impiego

Recarsi al Centro per l’Impiego è fondamentale per ottenere sussidi

Sono stata convocata dal Centro per l’Impiego di un comune limitrofo a quello dove vivo, per sapere se volessi essere inserita in questo programma che avrebbe dovuto aumentare le mie possibilità di accedere a un ricollocamento, sempre nell’ambito di provincia e regione. Per il lavoratore disoccupato il costo è zero, ma per l’ente che eroga questo servizio si prevede un rimborso per ogni “candidato” che verrà inserito nel programma. Alla fine, non avendo nulla da perdere, ho deciso di andarci.

Mi sono accorta subito che si riproponeva la dinamica del Centro per l’Impiego descritta sopra: la maggior parte delle persone che erano in coda con me nell’ ufficio ad aspettare il loro turno erano immigrati, operai o persone giovanissime alla ricerca del primo impiego, a cui le volenterose operatrici stavano insegnando, ad esempio, a scrivere un CV. Trovo lodevole l’iniziativa, ma non particolarmente adeguata per chi ha tanti anni di esperienza in questo ambito. Quando è arrivato il mio turno, l’operatrice mi ha chiesto il CV in formato Europeo.

Chi di noi lavora da tanto tempo e a certi livelli lo sa, e benissimo: il CV in formato Europeo è considerato superato perché, se la professionalità è alta, questo CV dà poco modo di esprimerla. Come molte di voi ho letto articoli sui giornali, sui portali specializzati, in rete e su linkedin, dove ogni tanto appaiono articoli interessanti sull’argomento: ci sono molti modi di rendere appetibile il proprio CV, e usare il formato europeo non è certamente fra questi, o quantomeno non più.

Capisco, però, che per chi dovrà gestire un database con molti utenti sia importante avere un unico formato di CV da poter maneggiare, per cui suppongo che questa richiesta sia puramente funzionale.

CV

E’ importante avere un CV efficace!

Con garbo ho spiegato all’operatrice il mio punto di vista, ovvero che quando la professionalità inizia a essere alta, lo strumento è un po’ superato, ma questa persona non è riuscita nemmeno a capire il mio ragionamento. Quando le ho detto che per esempio in rete sono presenti molti articoli a riguardo, mi ha guardato come se parlassi in un’altra lingua e mi ha chiesto: “ma in che senso? quale rete?”.

Abbiamo iniziato il solito inserimento dati ecc. (ma non dovrebbe essere già tutto dentro grazie all’inserimento ai Centri per l’Impiego?? mah) e ad un certo punto è arrivato il momento di selezionare le categorie merceologiche delle aziende per le quali ho lavorato. L’elenco era molto lungo, ma non siamo riuscite a trovare nulla che somigliasse a quello che avevo fatto finora. In compenso apparivano categorie quali “estrazione mineraria”, “caccia e pesca”, che sicuramente per la regione Lombardia saranno proprio cliccatissime…!

Ho finito la mia compilazione e firma di svariati documenti fra cui una tabella riassuntiva che dice che ho sostenuto un “colloquio specialistico” (in realtà non ho fatto che compilare il suddetto portale con le mie caratteristiche, inserendo le mie esperienze, ecc.), che ho effettuato il “Raccordo con Borsa Lavoro” (perché tale inserimento appunto ti inserisce nel sistema di provincia e regione che io però pensavo fosse già automatico dopo la visita al centro per l’impiego), e che a questo punto ho un “Piano di intervento personalizzato”, con tanto di tutor.

Il Piano di intervento personalizzato si concretizza in questo: da quel momento in poi, una volta alla settimana circa, ricevo nella mia casella di posta elettronica le proposte di lavoro dal portale della provincia di Milano. Teoricamente dovrebbero essere solo gli annunci afferenti al mio ruolo, in pratica arriva di tutto. In tutti questi mesi credo di aver visto “Assistente di direzione” o anche solo “Assistente” non più di dieci volte, con annunci spesso riservati alle categorie protette (alle quali non appartengo) e su tutto il territorio della provincia di Milano, il che può voler dire anche a circa 40-50 km da dove io vivo.   

Vorrei che fosse chiaro che io non contesto né l’atteggiamento dell’operatrice, né la sua buona volontà; mi sono sembrati tutti in buona fede e onesti. Fra l’altro mi hanno anche raccontato (e l’ho poi effettivamente riscontrato) che spesso alcune agenzie interinali si propongono come ente erogatore di tale programma di ricollocamento, quando invece questo dovrebbe essere fatto solo da enti pubblici quali la regione o la provincia e, talvolta, arrivano addirittura a chiedere dei soldi al lavoratore disoccupato per accedere a questi programmi.

Ma altrettanto onestamente vi dico che, se mi capitasse di nuovo questa proposta, rifiuterei di perdere tre ore del mio tempo per tornare a casa rendendomi conto dell’inutilità di tutto questo. Spero almeno che questo finanziamento erogato “in my name” serva a trovare lavoro ad altri e a ricollocare altre risorse, almeno forse non sarà stato inutile. Ma francamente mi domando, quantomeno nella regione Lombardia, se si pensa davvero che questi strumenti siano adeguati a risolvere la situazione di persone come me.

Ma visto che da tre post ormai parlo solo di cose che funzionano poco e male… spero di rimediare nel prossimo!

A presto, Ilaria

Inadeguata 2

11 apr

Ho trovato un lavoro! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta!

Puntata 6

Continuiamo la panoramica sul triste scenario delle infruttuose ricerche, e dopo aver parlato delle agenzie di selezione, vi racconto la mia esperienza sui portali

I portali di ricerca lavoro

I portali di ricerca lavoro

Anche in questo caso, non c’è da stare allegre… Sto parlando di quei portali che a loro volta riportano tutti gli annunci di lavoro delle agenzie contemporaneamente, raramente delle aziende, molto comodi da un lato (trovi tutto in un colpo), ma dispersivi dall’altro e anche un post su linkedin e su facebook nel nostro gruppo secretary.it  l’ha ricordato. Anche in questo caso mi sento di dire che ci sono delle differenze e un diverso grado di serietà, eppure troviamo spesso gli stessi difetti in tutti, anche nei meglio strutturati.

Una delle cose peggiori, almeno per me, è continuare a vedere gli stessi annunci che periodicamente ricompaiono. Gli annunci che vengono classificati come “new”, in molti casi sono semplicemente un “renew” di queli che già avevamo visto tempo prima (sempre se non sono finti, vedi post precedente). Mi è stato fra l’altro confermato da una persona che lavora in un’agenzia, che è un processo automatico, molto spesso se anche la candidatura viene chiusa, e il candidato è stato scelto, passa un certo periodo di tempo prima che questo annuncio scompaia dal portale, anche un mese, per cui noi continuiamo a leggerlo, a candidarci, e a crederci…

Questo avviene soprattutto nelle cosiddette “banche dei cv”, ovvero portali che riportano l’annuncio di seconda o terza mano, quindi non solo dell’agenzia tal dei tali, ma addirittura riportando l’annuncio di un altro portale, che riporta l’annuncio dell’agenzia…spesso con giorni di ritardo, e spesso con annunci di posizioni che l’agenzia in realtà ha già chiuso, per la dinamica sopra spiegata…

Un’assistente durante una discussione su Linkedin relativa a questo argomento diceva “perché no, alla fine tutto fa brodo”; secondo me invece tutto questo toglie tempo, energia, e aumenta il carico di frustrazione, per cui non aggiunge nulla di utile a chi è già stanco e demotivato. Certo, sparando nel mucchio, qualcosa si colpisce, ma in questo caso abbiamo anche un dovere verso noi stesse di preservare un minimo di dignità professionale ed entusiasmo.

La dignità professionale nella ricerca di un lavoro: quanto conta per voi?

La dignità professionale nella ricerca di un lavoro: quanto conta per voi?

Senza contare che da parte di questi portali o banche cv c’è un certo grado di disonestà nel gestire le cose in questo modo.

La malafede è visibile anche in piccoli dettagli: il portale di riferimento del Corriere della Sera si chiama “Trovolavoro”; ho scoperto che in rete c’è un portale dal nome veramente molto simile che riporta annunci  come quello che vi copio (ricordo che io mi concentro sulla nostra posizione, magari per altre sarà il portale migliore del mondo…):

Assistente di alta direzione
Si richiede diploma di scuola media superiore e/o laurea in materie umanistiche, ottima conoscenza della lingua inglese e preferibilmente un’altra lingua, ottima conoscenza degli applicativi informatici.
Si richiede disponibilità a frequenti trasferte. Si offre contratto diretto in azienda
.

Un annuncio così ci dice tutto e niente!

  • per una posizione di assistente di alta direzione avere o non avere la laurea non è la stessa cosa;
  • non si cita l’ambito di lavoro, non c’è un minimo di job description
  • le probabilità che sia un annuncio finto, fatto solo per avere i nostri dati, sono piuttosto alte…

 Molto spesso, registrarsi a questi portali comporta anche l’effetto collaterale di vedersi inserite in banche dati per le quali arriva nella nostra casella di posta veramente di tutto, dalla scontistica sulle assicurazioni auto, ai corsi per fantomatici e improbabili master.

Il colmo per me è stato vedermi arrivare (l’ho conservata, lo giuro) anche la mail di una presunta medium, che si proponeva di darmi i numeri da giocare adatti a risolvere la mia situazione…il titolo della mail era: “Il suo futuro si gioca in questo momento!” 

Trascrivo solo le parti salienti della mail: “il Cielo mi ha offerto un dono molto particolare: riconoscere in anticipo un intenso periodo fortunato, per lei questa fase chiamata Zona Rossa ha inizio ORA! (…) Se vuole veramente che la sua vita cambi, deve conoscere in anticipo i suoi giorni personali fortunati (…). Sono molto seria e voglio dimostrarglielo: venga a leggere tutti i dettagli qui sotto e scoprirà come iniziare una vita da sogno! la sua nuova amica Chiaroveggente Medium”. E tutto questo dallo stesso indirizzo che si dice serio e affidabile per trovarmi un nuovo lavoro.. direi che il tutto si commenta da solo…

Anche in questo caso, non voglio fare di ogni erba un fascio ma dobbiamo davvero stare molto attente a cosa leggiamo e a chi rispondiamo. 

Ci sono poi degli strumenti di ricerca ulteriori, che definirei forse “istituzionali”, ma anche in questo caso non posso dire che siano proprio il massimo…ma ne parleremo la prossima volta!

Ilaria

Inadeguata 1

27 mar

Ho trovato un lavoro ! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta!

Puntata 5

Purtroppo sono talmente tanti gli ambiti in cui in questi mesi mi sono sentita inadeguata da essere costretta a dividere il post in più capitoli…E mi scuso fin da ora per la lunghezza di questo intervento…

Quando si inizia a cercare un lavoro, questo senso di inadeguatezza di cui in parte ho già scritto trova l’apoteosi quando si inizia ad avere a che fare con le agenzie di selezione

Inadeguata io?

Inadeguata io?

Nel nostro ambito in particolare, moltissimi degli annunci delle aziende passano attraverso un’agenzia di selezione; raramente troviamo nell’annuncio il nome dell’azienda che assume, se si è fortunati si legge “azienda riservata”. Voglio ribadire che quanto racconto deriva da mia esperienza personale e che nulla da me è stato inventato, gonfiato o esagerato.

Andando in ordine cronologico, il delirio comincia quando si leggono gli annunci.

Una cosa che mi infastidisce moltissimo è non vedere ad esempio la categoria merceologica dell’azienda che sta cercando (il classico: “Azienda leader nel proprio settore….”), o la reale area di lavoro: scrivere “Milano” è un po’ generico, perché ho sperimentato che sotto questa definizione si va dal Duomo, a Peschiera Borromeo e non necessariamente tutto può andare bene per noi.  

Essendo io un’assistente di direzione alla quale è sempre stato richiesto un alto grado di precisione (come per tutte voi immagino), inorridisco di fronte ad annunci che contengono 3-4 errori di battitura che a noi non sarebbero concessi, addirittura nel titolo dell’annuncio! Devo considerare normale che agenzie che operano a livello nazionale, e che sono fra le prime agenzie in Italia, possano pubblicare un annuncio per il settore (copio testualmente)  “tourism and faschion” o che scrivano “costomer servis” o “executive assistano”?

Inoltre, parliamoci chiaro: in questo momento storico non ci sono tante aziende che assumono, quindi molte di queste agenzie dovrebbero chiudere e allora cosa succede? Succede che si trovi l’annuncio civetta. La mia amica Federica si è recata personalmente in un’agenzia sotto casa sua, ha visto cinque (5) annunci molto interessanti sulla porta, è entrata per avere informazioni e praticamente è emerso che quelli fossero tutti annunci fasulli, fatti per attirare la persona in agenzia.

Se lo stesso identico annuncio compare a distanza di 3-4-5 mesi, con lo stesso codice, le stesse identiche parole, possibile che sia sempre una candidatura che non sia stata coperta? Capite che il dubbio che in realtà questa posizione non sia reale esiste, eccome. Quante probabilità abbiamo che infatti si cerchi ogni 3 mesi una nuova assistente, con sempre lo stesso identico tipo di job description, in un’azienda della stessa categoria merceologica, nello stesso paese, che so, Trezzano sul Naviglio? Eppure questo annuncio viene posto in evidenza come “new” !!!!

Come leggere gli annunci

Si impara che:

  1. se nell’annuncio si richiedono “almeno tre anni di esperienza”, significa che non dovranno essere mai più di tre;
  2. se chiedono “almeno la laurea breve”, non vi prenderanno mai in considerazione se avete una laurea vecchio ordinamento.
  3. Nonostante sia illegale discriminare in base all’età, questo avviene, eccome.

Le ragioni possono essere diverse: una persona giovane può essere indubbiamente formata e plasmata molto più di una con una certa esperienza; ma il motivo principale è che chi ha poca o nessuna esperienza difficilmente potrà avanzare pretese in termini di stipendio o di tipologia contrattuale.

Ma andiamo oltre: poniamo di aver trovato un bell’annuncio, vero, e poniamo che ci chiamino per un colloquio. Perché per il colloquio conoscitivo con l’agenzia, io che ho 41 anni e lavoro da 14 devo parlare con una ragazza al front office, che ha al massimo 28 anni, mi riceve con la pinza di plastica in testa, la ciabatta infradito, masticando il chewing-gum, non rispettando l’orario che lei stessa ha fissato, dimostrando di non aver letto il mio cv? Perché mi fa attraversare la città per dirmi poi che la posizione per cui mi sono candidata è già stata coperta, e me ne vuole proporre un’altra?

Vi faccio due esempi su colloqui telefonici avvenuti con due agenzie per le quali avevo mandato una candidatura ad un annuncio specifico.

curriculum-vitaeNel primo caso mi chiedono di raccontare brevemente la mia storia lavorativa e quasi alzando la voce mi chiedono ragione di una mia scelta fatta nel 2005 (fra l’altro in un periodo storico molto diverso da ora): “cioè lei mi vuol dire che ha lasciato un tempo indeterminato per un progetto?”.  

Ma come ti permetti? Cosa sai della mia vita, dei miei percorsi, della mia storia? E perché devo sentirmi giudicata da una perfetta estranea??

Ma il secondo caso è ancora più assurdo. Devo trascrivere il dialogo, perché non ci potreste credere:

X: “Ilaria?” [ci conosciamo? abbiamo mangiato assieme? Iin sottofondo rumori della strada, clacson, ma da dove mi sta chiamando?? mah.]

io: “sì?”

X: “sono pinca palla dell’agenzia XYZ, la chiamavo per l’annuncio a cui lei ha risposto per una posizione di assistente in una ditta di trasporti a nord ovest di milano…”.

Non riesco proprio a ricordare di aver risposto a tale annuncio, che è ben lontano da quel che sto cercando e quindi timidamente rispondo che forse c’è un equivoco…

X: “eh no, ho il suo curriculum davanti!” mi risponde seccata…

io: “guardi signora davvero, mi sembra strano…”

Finalmente la luce:

X: “…beh no, ecco lei si era candidata a un posto di assistente di direzione in un’azienda di moda di Milano centro…”

io: “ah ecco, adesso inizio a seguirla…“

X: “e va beh, ho fatto per velocizzare… comunque tanto penso che potrà interessarle lo stesso anche questo, perché l’altra posizione è già stata coperta, le dicevo di questo posto che è per una ditta di logistica e trasporti di ZZZ …“ (cita un paese che non ho mai sentito nominare…)

io, sempre con molta calma, quasi timidamente: “guardi signora, non vorrei farle perdere tempo, non sono interessata a questa posizione, fra l’altro è anche molto lontano da dove abito…”

X: “eh ma scusi si è candidata lei eh!”

a questo punto devo fare enormi sforzi per non perdere le staffe ma ce la faccio e rispondo con calma: “sì signora, mi sono candidata a un’altra posizione, in un’altra azienda, in un’altra città,…”

X: “eh sì va beh” clic. E riattacca il telefono!

Non contenta, il giorno dopo mi ha richiamata: questa volta ero io per strada, e la solerte signorina mi dice che aspetta con urgenza il mio cv per candidarmi a quella posizione, e che mi ha anche mandato una mail…Rispondo che non sono davanti a un pc e che le risponderò appena possibile…

Una volta seduta davanti al mio tablet, controllo: la mail si apre di nuovo con un “Salve Ilaria, “… e contiene appunto la sua richiesta del mio cv (ma non ce l’aveva davanti ieri sera quando mi ha chiamata??) per la posizione di cui sopra. Con educazione e pazienza rispiego di non essere interessata e saluto… A parte il fatto che se anche fossi stata interessata, avrei rifiutato, perché reputo pochissimo professionale questo approccio, ma io vorrei chiedere questo alle aziende: ma voi siete veramente sicuri che l’agenzia alla quale vi state affidando vi proponga le candidature migliori, su queste basi?

E io vorrei capire come posso non innervosirmi a pensare che la mia vita lavorativa e di conseguenza il mio futuro passino per le mani di questa gente…

Ci sono senza dubbio degli esempi virtuosi, e qui vorrei citarne un paio: innanzitutto le account di Secretary plus, che nonostante siano giovani, forse perché specializzate in profili segretariali, si sono dimostrate con me educate, preparate, attente, hanno sempre risposto con gentilezza a tutte le mie domande, e non mi hanno mai fatta sentire un numero. Poi, posso citare le account di Gi Research, Page Personnel e in generale chi vi farà contattare da consulenti più senior, che sono di fatto quasi degli head hunter; sono persone che fanno domande pertinenti, che prendono appunti mentre voi parlate, e che generalmente risponderanno sempre personalmente alle vostre domande. Certo, non è detto che poi tramite loro il lavoro si trovi con certezza, ma capite che partite con tutto un altro spirito.

Il post si chiama inadeguata, non solo perché l’agenzia è, ad oggi, spesso inadeguata a fare il proprio lavoro, con le condizioni che vi ho raccontato, ma perché spesso, paradossalmente fa sentire noi inadeguate a questo sistema di selezione. Queste agenzie sono nate nel periodo in cui c’è stata una sorta di boom dei contratti atipici. Ma questo strumento, oggi, per me è superato, fallace, oltre che insultante in alcuni casi.

Concludo dicendo che come esistono head hunter per qualsiasi altra posizione, sarebbe bene che ci fossero, ma reali, anche per la nostra, quando il livello di professionalità sia alto o gli anni di esperienza iniziano a essere tanti. E ancora non abbiamo parlato dei portali…

A presto, Ilaria

 

Come convivere con le brutte giornate da disoccupata

1 mar

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Puntata 4

Ho trovato un lavoro! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta.

Lo sconforto nelle brutte giornate senza lavoro vissute da assistente disoccupata

Disoccupata! Dopo un primo mese trascorso a definire la mia trattativa di licenziamento con l’azienda, e mentre tutti si stavano programmando le meritate vacanze, mi sono ritrovata decisamente faccia a faccia con la mia condizione di “disoccupata = senza lavoro”.

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Come convivere con le brutte giornate da disoccupata

1 mar

Puntata 4

Ho trovato un lavoro! Diario di un’Assistente (disperata) che ce l’ha fatta.

Lo sconforto nelle brutte giornate senza lavoro vissute da assistente disoccupata

Le brutte giornate da disoccupata

Le brutte giornate
da disoccupata

Disoccupata! Dopo un primo mese trascorso a definire la mia trattativa di licenziamento con l’azienda, e mentre tutti si stavano programmando le meritate vacanze, mi sono ritrovata decisamente faccia a faccia con la mia condizione di “disoccupata = senza lavoro”. Ricordo che, guardando al telegiornale un servizio che parlava della percentuale di disoccupati,aumentata così velocemente negli ultimi mesi, ho pensato: “ecco, sono io questa statistica” ed ho capito che, pur non volendomi abituare, era saggio prendere confidenza con questo nuovo “status”.

Devo fare una premessa importantissima: se c’è un vantaggio nell’essere licenziati con effetto immediato, avendo un contratto a tempo indeterminato, questo risiede nella buona uscita. Io ho sicuramente avuto il privilegio di avere dalla mia parte una base economica che mi permettesse di condurre la mia vita in modo quasi normale, almeno per un certo tempo. Inoltre, per chi ha figli da crescere, o magari un genitore malato o anziano da accudire, la situazione può per molti diventare davvero tragica. Io questo non lo dimentico, non intendo sminuirlo: mi rendo conto di essere stata, nel delirio, fortunata.

Tuttavia la cosa che più pesa (e parlando con amiche nella stessa situazione lavorativa ne ho avuto conferma) è lo sconforto di non avere un posto nel mondo, un ruolo, un senso, quasi: ero disoccupata.

Sembra proprio brutto dire che troviamo una ragione d’essere solo nel nostro lavoro; ma io ho sempre considerato il mio lavoro, la mia occupazione, come un gesto “sociale”, il mio contributo per fare andare avanti le cose, la mia presenza di manager assistant per alleggerire il lavoro di altri.

Io non ho figli,  questo è stato senz’altro positivo nel momento in cui non ho dovuto pensare a come procurar loro cibo, vestiti, un’educazione, senza uno stipendio. Ma questo per me ha voluto dire per esempio, non avere altre motivazioni, altre cose cu cui riversare la mia attenzione.

So che è difficile capire del tutto, ma non sapete quante volte mi sia detta: non ho una famiglia mia, non ho un lavoro, sono disoccupata, ma che senso ha la mia vita? Se un’amica mi facesse questo discorso la rivolterei come un calzino, facendole capire quanto la sua presenza sia importante a prescindere; ma se capita a te, è molto diverso.

Anche se non avevo colpe, inconsciamente era come se volessi autopunirmi, non concedermi nulla, non me lo potevo o volevo permettere, non mi meritavo qualcosa di carino. Dicevo prima che ho condotto una vita quasi normale: infatti andavo a fare la spesa, come sempre, ma per esempio ho eliminato quasi tutto il superfluo, rasentando a volte il ridicolo. Non sono una persona avara, in realtà il meccanismo era ancora più subdolo, era come se, da disoccupata, sentissi di non averne il diritto.

Che stupida vero? E che dire invece del senso di colpa che mi prendeva quando per ben due giorni festivi non accendevo il pc per fare le mie ricerche di lavoro? Tutto questo ho scoperto essere NORMALE. Sbagliato, ma perfettamente in linea …

Vi confesso una cosa: a parte il giorno stesso del mio licenziamento, in cui ovviamente per la tensione qualche lacrima è stata versata, nei mesi successivi non ho mai pianto. Fino a che una mia ex collega mi ha invitata a un evento della mia vecchia azienda, dicendomi: “io ti invito perché ti voglio bene, e vorrei che tu venissi”.Eleonora è stata adorabile, e fra l’altro era una delle persone che non avevo potuto salutare il giorno del licenziamento, ma  è stato proprio mentre leggevo la mail, fuori da un cinema, che sono scoppiata in un pianto a dirotto, dopo mesi.

Per tutti questi mesi i miei ex colleghi hanno organizzato le classiche rimpatriate. Io sono riuscita a partecipare solo a pochissime di esse, declinando gli altri inviti perché non mi sentivo a mio agio.

Come se mi portassi cucita sul petto la I di inetta, inadeguata, incapace,dopo mesi, di trovarsi un altro lavoro. Vorrei dirvi che è del tutto normale avere dei momenti di sconforto, e provare un profondo senso di inadeguatezza. Per esempio, nello scoprire presto che siamo troppo vecchie per la maggior parte degli annunci di lavoro che leggiamo (ma non era illegale discriminare in base all’età?).

Offerte di lavoro

Offerte di lavoro

Spero che non capiti a nessun’altra, ma temo sia  comune attendere per giorni e mesi che il telefono squilli: tralasciando le candidature spontanee, gli inserimenti nelle banche dati delle aziende, nei portali delle agenzie di selezione o similari e i CV che abbiamo distribuito a amici, ho risposto a circa 45 annunci: in tutto sono stata richiamata per un colloquio 7 volte.

In pochi altri rari casi, e spesso sotto mio sollecito, mi è stato risposto che era stata preferita una candidata più giovane, che avevano fatto crescere una risorsa interna, che non avevo tutte le caratteristiche cercate o che l’azienda aveva “ritirato” il job post. In tutti gli altri casi, come dico sempre io, tutto è finito nella nebulosa di Andromeda. Se sei fortunata, puoi controllare lo status della tua candidatura sui vari portali, scoprendo magari che la posizione di manager assistant per la quale ti eri candidata è stata chiusa, ma non saprai mai perché tu (che corrispondevi a ogni singola caratteristica cercata nell’annuncio) non sei nemmeno stata chiamata, anche solo per vedere che faccia avessi.

Mi piacerebbe tanto capire il perché e il criterio che sta dietro a questo, e ci dedicherò il prossimo post, ma il risultato comunque è davvero un insieme di brutte, bruttissime giornate.

Sentirsi svilita quando si è disoccupata edopo tanti anni di lavoro, è normale.

Sentirsi dire che siamo “choosy” è oltremodo irritante.

Assistenti di direzione choosy?

Assistenti di direzione choosy?

Penso ai più giovani, non hanno forse il diritto di tentare almeno di lavorare nel settore per il quale hanno studiato? Per il quale i genitori magari hanno fatto tanti sacrifici?

E se invece, come me, si è un po’ più maturi (over 35-40 e oltre) :

  1. Perché non possiamo tentare di lavorare in un ambiente che ci sia congeniale, che ci piaccia, in cui metterci a lavorare con entusiasmo?
  2. Cercare un lavoro che non ci porti a due ore da casa quando magari abbiamo un figlio da crescere, è segno che siamo esigenti? Possiamo trovare un equilibrio vita-lavoro?
  3.  Più di ottanta CV inviati è segno che sono schizzinosa o esigente?

Dal canto mio posso solo dire che non dobbiamo arrenderci, che dobbiamo cercare di migliorare sempre (si veda post precedente), ma dovremo mettere in conto anche che ci sono delle logiche e delle dinamiche sulle quali noi non possiamo avere controllo o responsabilità e quindi cerchiamo di buttare questo fardello di autopunizione dietro le spalle!

A presto, Ilaria

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